"Be good, and if you don't be good be careful!" danish working-class miner

Thursday, June 16, 2011

Sedicesimo giorno - martedì 7 giugno 2011

Giro sul Monte Cristo e Monte Scindarella

Al mattino il tempo è sempre un po' nuvoloso ma stabile. Decido di fare un primo giro su due monticcioli qua vicino, il monte Cristo e il monte Scindarella dirimpetto, tanto per "acclimatarmi" con l'ambiente circostante. Per i sentieri non incontro nessuno, la camminata è piacevole ma c'è tanto vento. In cima lo sguardo spazia in tutta la valle e verso sud-est si apre un primo squarcio dell'altopiano di Campo Imperatore. Alcune greggi lontane giù in valle e le strade che serpeggiano per la piana sottostante danno l'idea di spazi aperti e dilatati.





Nuvole scorazzano qua e la, i sole ogni tanto spunta e da nuovo tono e colore ai paesaggi. Sul monte Scindarella il vento diventa molto forte, riesco appena a dare uno sguardo alla valle dall'altra parte dove ci dovrebbe essere il corno del Gran Sasso, coperto dalle nubi, ma il vento è forte e una nuvolaglia grigia si sta avvicinando. Intravedo uno stambecco a qualche decina di metri su un cuccuzzolo che sparisce subito. Discendo dal declivio e torno in campeggio.

Domani il tempo sembrerà essere migliore, voglio prendere la bici e andare più in là ad esplorare e vedere questo altipiano. Il campeggio è mite e tranquillo, siamo in pochi e c'è una certa atmosfera familiare. Porpio un bel posto. Qulache cane e gatto adottati dai gestori fanno compagnia e sonnecchiano all'entrata. C'è anche un portico di legno con qualche tavolo e una poltrona (!), dove passo il tempo mangiucchiando, leggendo e scrutando le cartine.
Conosco poi un tizio di qualche etnia indiana di cui non ricordo più il nome, che gira un po' l'Italia in autobus e treno. Ha studiato ecologia e comportamento animale, e adesso studia infermieristica in Scozia, è un tipo che ha molto il senso dell'osservazione, andiamo subito d'accordo e passiamo il tempo a chiaccherare. Un piacevole incontro, tra l'altro il vecchio ha viaggiato anche in posti interessanti come ricercatore naturalista e ha un bel po' di belle foto da mostrarmi. Un po' di compagnia finalmente!

Quindicesimo giorno - Lunedì 6 giugno 2011

Leonessa - Albaneto - Posta - Borbona - Montereale - L'Aquila - Bazzano - Paganico - Camarda - Assergi - Fonte Cerreto
Km 93 - Dislivello pos. 1000-1050 m 

Risveglio nel sole. Alle prime luci noto un certo chiarore da dentro la tenda, un chiarore che man mano diventa sempre più forte. Apro la tenda e vedo che le nuvole si stanno diradando, lasciando spazio al tanto desiderato sole. Dopo la serata più bagnata e umida di tutta la mia vita, saluto il sole come l'amico più desiderato.




Riprendo energia immediatamente, seppur nell'erba bagnata e tra tutto la mia robba umida e sporca. Rimpacchetto tutto lentamente, godendomi il calore dei primi raggi. Noto che in effetti il paese di Leonessa è proprio a ridosso di alcune montagne contro cui le nuvole scaricavano pioggia a non finire. Nelle vicinanze dell'impianto di risalita alcune nuvolette aleggiano ancora, sebbene tutto intorno sia già sereno. Vabbeh, così è andata. Rimetto tutto insieme, prendo la bici e via! Giusto in tempo prima che qualcuno arrivasse a curiosare! Torno in paese a fare la spesa e a bere un capuccino, incontro un simpatico cane che mi seguirà per un bel pezzo, e rincontro pure il simpatico vigile di ieri, in abiti civili però, e pure io ora sono in abiti più civili, ieri sera ero un mezzo incrocio tra un sacchetto di plastica e uno straccio bagnato. Ahah!


Di gran carriera mi butto in strada e vado! Bei posti, belle montagne e tanta natura! Ora col sole tutto risplende e da forza! La strada verso Montereale è praticamente vuota, non passa nessuno. Leonessa sembra proprio un bel paese.





I paesini sono rustici, gente di montagna abbandonata quasi a sè stessa, non sembra che passino molti turisti da qua, la gente che incontro fa quasi fatica a salutare. Pecore e animali nei cortili, orti e trattori. Tutto fa presagire che qui ci sia un certo isolamento, ma la gente ci vive ancora e non è andata in città.


Arrivato a Montereale poi gli spazi si riaprono. Finalmente sono in Abruzzo. Vado giù veloce lungo la statale per l'Aquila, ho voglia di arrivare al campeggio a Campo Imperatore il prima possibile, anche per evitare i temporali che nel pomeriggio regolarmente arrivano. Nei pressi di Aquila il traffico diventa tosto. Man mano che procedo verso la città sembra che il casino sulla strada e il casino ad di fuori aumentino di pari grado. Man mano che procedovedo i primi segni del terremoto. Palazzi un po' crepati, qualche muro scalcinato.
Verso il centro poi le cose si fanno più serie. Impalcature ovunque, cantieri aperti dietro ogni angolo, insomma sembra tutto un enorme "under construction". I danni alle strutture sono più gravi, fa un certo effetto perchè seppur ci sono macchine e traffico, per le vie non vedi nessuno a piedi, e i palazzi mezzi sconquassati e con le impalcature e sostegni che le sorreggono sembrano usciti da una guerra. Il terremoto fa questo, oppure è la guerra tra gli uomini che fa danni simili ad un terremoto. Dio diamine.
Ma non voglio fermarmi, son venuto qui per le montagne e i paesi e la natura. Noto poi che un addensamento di nuvole è proprio di fronte a me, e quindi mi tocca sbrigarmi e stare in campana.




Giro per Paganica, e rimangono così 11 km al campeggio. Paganica è un altro paese disabitato, con traffico, qualche cosa di aperto lungo la strada principale e poi il solito "under construction" ovunque, tra le vie e le case. In paese la sensazione che di qua sia passata la guerra è ancora più forte, c'è più abbandono, più mestizia. Ma la vita prosegue, la gente lavora, si sentono macchine da lavoro, martelli, carpentieri che parlano.
Il temporale sembra stabile giusto pochi chilometri più a sud di dove sono io, non sembra voler arrivare fin quassù.


Si apre poi dinnanzi a me i faraglioni delle montagne del Gran Sasso, alti come un grande muro. Passo Assergi, l'autostrada e un'enorme vallata mi accoglie, la sensazione è forte, se dovessi vedere spuntare dei dinosauri non mi soprprenderei. Gli spazi qua sull'altipiano si dilatano e anche la fatica!




L'ultima salita sotto un sole tosto su questa strada larga e lunga e dove non passa nessuno è piuttosto taglia-gambe. Ma ormai sono alla fine, arrivo infine a Fonte Cerreto, un pugno di case con qualche albergo, l'impianto di risalita e il campeggio. Sarà il mio campo base per qualche giorno. Stendo tutto la roba, ci sono cose ancora bagnate, finalmente un posto dove posso stare tranquillo. Mi sento un po' come a casa, e butto tutto in aria e mi metto a mio agio. Bella vez!



Quattordicesimo giorno - domenica 5 giugno 2011

Assisi - Rivotorto - Spello - Foligno - Spoleto - Forca di Cerro - Cerreto di Spoleto - Triponzo - Serravalle - Cascia - Ruscio - Leonessa
Km 135 - Dislivello pos. 1050 m 
Mi alzo di buona lena al mattino presto, siccome nel pomeriggio le previsioni avevano dato notevoli peggioramenti. Sono le 6.30 e in giro non c'è nessuno. Una bruma fitta e nebbie rade circondano case e monti, dando alle cose sembianze un po' tetre e poco invitanti. Tiro dritto verso Spoleto, per far prima imbocco la statale a quattro corsie, che in verità è una specie di autostrada senza casello, e in effetti alcuni automobilisti sono un po' risentiti della mia presenza. A dire il vero scopro poi che in effetti c'è il divieto di circolazione per le bicicletta su questo tratto stradale. Poco importa, non c'è nessuno in giro e vado spedito. A dire il vero è anche gratificante una volta tanto sentirsi "padroni" in bici in questa specie di autostrada.




A Spoleto svolto verso il passo Forca di Cerro per poi prendere verso Cerreto di Spoleto. L'idea è di arrivare a Leonessa verso pomeriggio, e ci sono due possibilità. O fare una strada più panoramica, corta, ma che sale caparbiamente per un bel pezzo o fare un giro più lungo, meno pesante ma un po' più trafficato. Venendo giù dalla Forca di Cerro noto che sopra i monti dinnanzi a me in Val Nerina incominciano a radunarsi piccole nubi, apparentemente modeste innocue, proprio nella direzione verso cui sale la strada che arrampica e taglia per Leonessa. Il mio sesto senso, e soprattutto la mia esperenza in fatto di meteo autodidatta-operativo, ovvero meteo da vita in bicicletta, mi dice che probabilmente quelle innocue nuvolette si trasformeranno presto in un temporale o una qualche perturbazione poco invitante. Di prendermi un'altro temporale in salita ne ho poca voglia. Decido di fare il giro largo, passando per la bella Val Nerina. Paesetti e case sembrano davvero fantasmi nei boschi. Se non ci fosse questo traffico qui a valle direi che lassù non ci sia gran vita.




Arrivato a Triponzo improvvisamente la provinciale si butta sotto una galleria, io taglio per la vecchia strada che aggira il monte. Ma la vecchia strada in verità è una specie di sentiero asfaltato, stretto tra due pareti di roccia, totalmente abbandonato e in mezzo ad una vegetazione fittissima. Per di più si è annuvolato pesantemente, come volevasi dimostrare, e incomincia a piovere. Il morale va un po' a terra, ma insomma si prosegue. Questa strada secondaria diventa davvero allucinante, massi e detriti ostruiscono talvolta il passaggio e non capisco bene dove finirà questa strada. Per fortuna è abbastanza in piano. All'improvviso sono rigettato sulla provinciale al di là della galleria. Rincuorato riprendo. Piove, altre gallerie, ma brevi, si alternano a curve e passaggi in cui bisogna stare attenti.


Arrivato Serrravalle svolto per Cascia, sebbene se continuassi per la provinciale arriverei fino a Norcia, il che era una possibile meta se il tempo fosse stato più magnanime. Il tempo si fa sempre più nuvoloso e la pioggia aumenta. In giro solo autobus di turisti e qualche macchina. Intorno tutto è grigio. Arrivo a Cascia che piove a dirotto e per fortuna c'è un super porticato all'entrata del paese, dove decine di turisti sono tutti là accalcati.






Tra negozietti, bar e cose varie c'è una bella ressa, il che però riscalda e mi mette di un certo buon umore. Mi asciugo, mi riscaldo e aspetto che spiova. Aspetto, aspetto, gironzolo qua e là e quando finalmente dopo un bel due ore sembra che si apra riprendo a salire.



Ma in verità le cose non migliorano con il tempo. Ritorna a piovere, e questa volta non smetterà più. Pioverà e pioverà tutto il resto del pomeriggio e della sera. Mi sono abbastanza ben attrezzato stavolta, le scarpe son ben serrate nelle borse di plastica e il tutto è ben attappatto. La strada per Leonessa è abbastanza pianeggiante e piacevole, le nuovle basse, il cielo grigio e la terra verde e boscosa con campi qua e là e qualche animale ogni tanto danno al tutto un'atmosfera molto irlandese.




Arrivo a Leonessa che piove sempre più forte. All'imbocco del paese c'è un vigile che mi guarda un po' allucinato, ma è simpatico e disponibile, mi dice di provare a chiedere al monastero dei frati qua vicino per dormire stasera, visto che in paese non c'è un buco di niente. Vado e ovviamente non mi accettano, allora ritorno in paese e sotto una fermata dell'autobus trovo un trio di vecchi con cui attacco a parlare. Sono interessati e mi danno consigli su dove andare a campeggiare, mi rincuora tutto ciò, stiamo lì una buona oretta a chiaccherare. Insomma, tra una cosa e l'altra la "forza vecchia" mi soccorre, eheh, intanto continua a piovere. Dietro il paese c'è il vecchio impianto di risalita per passati sciatori, ormai abbandonato e ammuffito, e qualche casetta-prefabbricato abbandonato e aperta, con dentro roba ammassata, divani, cose lacerate e un certo puzzo. Insomma, tutto poco invitante, si fa buio e il tempo non accenna a migliorare. Nel campo adiacente in qualche modo monto la tenda sotto la pioggia e mi ficco dentro, stando attendo a tenere separata la roba bagnata dalla roba asciut...ehm umida. Il "mood" è davvero "damp", capisco in queste condizioni di quando sia bello e quando si è fortunati avere un tetto e quattro mura asciutte, eheh, mondo boia! Leggo un po' e mi addormento con l'unica speranza per domani mattina che ci sia sole e che possa così asciugarmi, sia i vestiti e sia lo spirito.

Wednesday, June 15, 2011

Tredicesimo giorno - sabato 4 giugno 2011


Giro sul Monte Subasio

Questo giorno lo volevo dedicare alla visita di Assisi e ad un giro sul monte Subasio, subito dietro la città. La città, per quanto bella e famosa, ha ridotto il suo fascino, almeno ai miei occhi, a causa del nugolo di turisti e dei so-called "pellegrini" che la invadono. Al mattino per imboccare il sentiero per il monte Subasio ne aproffitto per passare dal centro. Belle case, bei muri, sempre tutto costruito con questi mattoni di terra bruno-chiaro, come la sabbia del mare. E' molto d'effetto, però l'aria da museo all'aria aperta che si respira non mi piace tanto. Un po' perplesso per i santi, le cappelle, i negozietti di ninnoli e i macchinoni parcheggiati in centro, proseguo e taglio per uscire dall'altra parte delle mura, lasciare la bici e proseguire a piedi per i sentieri (dove ovviamente non incontrerò nessuno, tranne una coppia di tedeschi in bivacco in un tratto dove non c'era niente da vedere ahah).
Gita facile, su in cima a questo solito monte panettone dove cominciano i prati e i pascoli trovo poi gente che ha buttato giù tende di gran carriera, tendoni, tutto portato su con macchine e furgoncini. Saranno una ventina di persone ma man mano stanno arrivando altri. Bel posto in effetti per piazzare la tenda, spero solo non tiri vento, il che se viene su brutto tempo è molto possibile.




Cammino spensierato per questi dolci declivi di erba, anzi più che spensierato direi pieno di pensieri, ma pensieri buoni, costruttivi, idee, cose che annoto e scarabocchio. Il camminare se non è impegnativo ma stimola e rilassa mette davvero in moto la testa in un modo tutto suo, la fa lavorare bene. Comunque tra note e idee, intravedo poi mucche, cavalli e piccoli greggi misti. Rifletto ancora un po' sulle cause e sugli effetti in cima (che più che cima è un pianoro) al monte Subasio, incrocio qualche ciclista, qualche macchinina, e poi torno giù per un altro sentiero, più bello e boscoso.



Intanto vengono su le nuvole, nel pomeriggio pioverà e la passerò in campeggio a rinforzare le riflessioni del mattino con una bella birra moretti.

Tuesday, June 14, 2011

Dodicesimo giorno - giovedì 2 giugno 2011

Gubbio - Scheggia - Costaccio - Monte Le Gronda (a piedi)  vicino al Monte Cucco - Costaccio - Sigillo - Gualdo Tadino - Cerqueto - Grello - San Presto - Piano delle Pieve - Assisi
Km 83 - Dislivello pos. 750-800 m 

Al mattino io e il mio amico cicloviaggiatore Marco smontiamo le tende, e sebbene andiamo in direzioni opposte cerchiamo di partire insieme. Marco però, eccessivamente prevenuto aveva legato con il lucchetto la bici in campeggio, dopo un farafuglia tra la sua roba e la tenda si accorge di non trovare più che chiavi del lucchetto (le uniche). Cerchiamo ovunque ma niente, sembrano sparite. Come avrà fatto il ragazzo a sopravvivere quattro mesi in Sud America lo sa solo lui, certo è che il suo mattino non parte ottimamente. Alla fine sono costretto ad andare, ci salutiamo lo lascio nelle mani del gestore del camping che ha detto che in qualche minuto dovrebbe arrivare un operaio con degli attrezzi e dei tronchesi.


Punto verso Assisi, ma giro prima verso est perchè voglio fare un salto sul monte Cucco, un altro di questi monti panettone che crescono da queste parti. La punta di questi monti, se punta si può chiamare, è poi completamente senza alberi, tagliati, sembrano proprio degli scalpi da lontano. In cima così ci sono prati e si può spaziare lo sguardo intorno.






Trovo il sentiero vicino al paese di Costaccio, lascio la bici e salgo. Ci sono nuvole però stabili e ferme da un po' sul Cucco, quindi salgo sul monticciolo adiacente. Prendo un sentiero che praticamente poi scompare. Comunque salgo e fa un certo effetto in cima essere su una specie di pianoro di prati. Niente da fare, nuvole e foschia oscurano un po' lo sguardo, così scendo dall'altro costone ai prati più giù senza più seguire i sentieri. Incontro ad un certo punto dei cavalli nel bosco, che vedermeli qua tra gli alberi mi stupisce. E stupisce anche loro vedermi spuntare dal nulla, sono impauriti.







Scendo, riprendo la bici e punto verso Gualdo Tadino, sulla via Flaminia. Traffico di tir che rende perplesso il cicloviaggiatore, qualche industria e insomma tutto un corredo che non è molto bucolico.
Ad un bivio prendo una strada secondaria per Assisi, che scollina un po', più panoramica e meno trafficata. Nuove nubi si affacciano di fianco a me. Non capisco bene dove sia situata Assisi, forse ci andrò finire dentro al maltempo, che sembra avanzare lesto, ma fortunatamente piego poi verso oevst e me lo lascio dietro. Qualche gocciolina comunque me la becco, appena in tempo!




Arrivo ad Assisi dal dietro, non dalla pianura, eheh. Assisi è una fotocopia di Gubbio come stile, cittadella murata addossata ad un monte panettone con una via di fuga sul dietro, racchiusa tra due pendii. Lo stesso schema. La città è piena di turisti e di via vai, avanti con i pellegrini! Non mi interessa molto girare la città, mi fiondo giù verso un brutto campeggio poco distante in pianura, pieno di olandesi e gente in camper.